Catene, Wba fa nove a Milano e Unico lavora alla propria insegna

Filiera

Il ddl concorrenza festeggia un anno di vita (è legge dal 14 agosto 2017, data della pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale) e il temuto capitale ancora deve accendere l’insegna su una catena di farmacie. Questo non vuol dire che tutto sia fermo, ma soltanto che le trasformazioni promesse dalla liberalizzazione della titolarità cominceranno a farsi vedere più tardi di quanto aveva previsto una parte degli osservatori. Intanto prosegue il Monopoli delle acquisizioni, con le pedine dei vari giocatori che procedono a passo lento ma piazzano di tanto in tanto allunghi clamorosi.

E’ il caso per esempio di Walgreens, la multinazionale angloamericana di Stefano Pessina, che a Milano e hinterland si è assicurata tra luglio e settembre la proprietà di sette esercizi, tutti ex affiliati alla catena Essere Benessere (fallita a luglio in seguito a sentenza 558/2018 del Tribunale di Milano, che ha anche dichiarato la risoluzione della procedura di concordato preventivo). Alcune hanno numeri importanti: ci sono per esempio le farmacie di viale Fulvio Testi e di piazza Corvetto, quest’ultima ubicata sotto una delle retail clinic del Centro medico Santagostino, e ci sono anche le due farmacie delle stazioni Centrale e Garibaldi, la seconda trasferita a qualche centinaio di metri di distanza durante i lavori di riqualificazione dell’area. Sette più le due acquisite all’inizio dell’anno – Duomo e viale Ranzoni – fa un totale di nove farmacie già targate Wba soltanto a Milano e dintorni (otto in città, una a Limbiate), cui vanno aggiunti gli acquisti effettuati nel resto dello Stivale (almeno due o tre in Toscana e Lazio, ma i numeri veri non si conoscono).

Cresce con passo misurato anche Dr.Max, la catena ceco-polacca controllata dal fondo d’investimenti Penta: le farmacie delle quali il gruppo è ufficialmente proprietario sono al momento otto, ma per parecchie altre le trattative risultano alle battute finali. Poi ci sono i nuovi arrivi: nei giorni scorsi, il quotidiano Il Messaggero ha annunciato che F2i – fondo specializzato nel comparto delle infrastrutture e partecipato da Cassa depositi e prestiti (ministero del Tesoro), Intesa Sanpaolo, Unicredit, i francesi di Ardian, la cinese Cic, fondazioni bancarie e casse di previdenza – si prepara a rilevare il 60% di FarmaCrimi, gruppo cui fa capo l’omonima catena di 13 farmacie e 12 parafarmacie distribuite tra Roma e Milano. A far gola a F2i, secondo il quotidiano, la redditività media che contraddistingue il canale dalla croce verde (30%) e le sinergie potenziali con F2i Healthcare, che di recente ha rilevato una quota del gruppo Kos attivo nell’assistenza socio-sanitaria (83 strutture in Italia) controllato dalla Cir dei De Benedetti.

Movimenti, infine, anche in Unico: la società della distribuzione intermedia è infatti al lavoro per lanciare la sua catena di proprietà, che si chiamerà Unica; il cantiere si è aperto da poco e al momento si sta ragionando su format e lay out, ma i progetti sono quelli di accendere l’insegna nel giro di alcuni mesi. Da qualche tempo, poi, circolano attorno al gruppo voci di una fusione con Cef, ma interpellati da Pharmacy Scanner i vertici di Unico smentiscono: «Sono voci prive di ogni fondamento» afferma l’amministratore delegato della società, Lorenzo Vitali «scrivetelo a chiare lettere perché siamo stanchi di sentire queste illazioni».

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