Caro-bollette e inflazione, la tempesta perfetta che rischia di congelare ingressi e consumi

Filiera

Ormai è certo: quest’autunno ci aspetta una tempesta perfetta, in cui i rincari di energia e materie prime soffiano da un lato sui prezzi (che le aziende rivedono in rialzo per contrastare i costi in crescita) e dall’altro comprimono i consumi delle famiglie (la cui capacità di spesa è già erosa dal caro-bollette e carburanti). I segnali si susseguono: ad agosto i consumi di elettricità di imprese e famiglie sono calati del 2,6% su base annua (cioè rispetto allo stesso mese del 2021) ma i costi sono cresciuti sull’anno scorso del 375%; a luglio la spesa degli italiani per alimentari è cresciuta del 6,1% in valori, ma in volumi (cioè confezioni vendute) si è ridotta del 3,6%; nelle prime due settimane di settembre il canale discount – storica valvola di sfogo della domanda di risparmio delle famiglie – ha visto una crescita delle vendite del 10,7 e del 12,1% rispettivamente.

La forbice tra crescita delle vendite a valori e a volumi è un buon indice per misurare anche il clima che si respira in farmacia: nella settimana 35 (29 agosto-4 settembre) il comparto del cura persona è cresciuto su base annuale dell’1,1% nei fatturati ma ha perso il 2,6% in confezioni vendute; i nutrizionali fanno +2,2% a valori ma -5,5% a volumi. La libera vendita segna nell’insieme addirittura un doppio negativo, -2,5% a valori e -4,7% a volumi. È evidente, in sostanza, che anche in farmacia ci sono segmenti dove la crescita è trainata dall’inflazione piuttosto che dai consumi.

Ma ora, con la tempesta perfetta che si profila all’orizzonte, lavorare ancora sui prezzi per coprire i costi rischia di diventare un boomerang. Molti produttori ne sono consapevoli, tant’è vero che alcuni – secondo diversi rumors – starebbero studiando algoritmi e soluzioni di Ai che trovino il punto ottimale dove collocare l’asticella. Ma non va dimenticata la variabile retailer. «Dall’inizio dell’anno non c’è quasi referenza dell’healthcare che non abbia cambiato i prezzi a listino due o tre volte» osserva Nino Faiella, country manager di Medi-Market Italia «il nostro posizionamento è sulla convenienza e quindi da fine mese diciamo basta: chiederemo alle aziende di motivare ogni aggiornamento di listino, e se le ragioni non ci convincono piacere arrivederci».

«Probabilmente a Medi-Market se lo possono permettere per i volumi che fanno» ipotizza Santo Barreca, Brand manager di Unica, la rete di farmacie di proprietà di Unico spa «non credo che le singole farmacie abbiano lo stesso potere negoziale». In ogni caso, è indiscutibile che all’orizzonte si profila una tempesta perfetta per la quale anche le farmacie dovrebbero prepararsi. «Bollette e utenze sono esplose e molte farmacie lo stanno scoprendo in questi giorni» osserva «inoltre aumenti dei prezzi e contrazione dei consumi ridurranno gli ingressi, e da ottobre le cose potrebbero persino peggiorare se carenze e indisponibilità si intensificheranno, come molti temono». Ma quali risposte possono mettere in campo le farmacie? «Per cominciare si potrebbero riesaminare gli orari di apertura» osserva Barreca «se gli ingressi caleranno, potrebbe diventare conveniente ripristinare la pausa pranzo o anticipare la chiusura serale. Prima o poi bisognerà anche mettersi a lavorare sull’offerta, per tagliare le aziende che non mi consentono di restare sul mercato. E se c’è lo spazio si potrà rinunciare a un po’ di marginalità, anche se la farmacia non è molto brava a gestire il pricing».

Barreca poi esprime un giudizio lusinghiero sull’iniziativa di Bootk Uk, che ai primi di settembre ha lanciato una linea di 60 prodotti a marchio dai prezzi contenutissimi, da 0,50 a 1,70 sterline. «È un’operazione intelligente» osserva «anche perché i prodotti sono della loro marca privata e quindi se la giocano nelle vesti di produttore, non del retailer che così non rischia di passare per un discount».

Anche tra i produttori c’è una certa preoccupazione per il clima che si respirerà da quest’autunno. «Da un lato le imprese si rendono conto che non è possibile ribaltare sul consumatore tutti i rincari di energia e materie prime» ammette Luigi Corvi, presidente del Gruppo cosmetici in farmacia di Cosmetica Italia «dall’altra c’è la necessità di far quadrare i conti e assorbire i costi. In ogni caso, le aziende del settore hanno finora ritoccato i loro prezzi rimanendo sempre al di sotto dell’inflazione, facendosi quindi carico di una parte degli aumenti. Quanto alla farmacia, io non credo ci saranno contraccolpi sugli ingressi: agli occhi del consumatore, il canale offre un ottimo bilanciamento tra costi qualità e benefici. L’iniziativa di Boots Uk? L’idea che nel trade si offra al consumatore un paniere di prodotti a marchio è interessante, attenzione però a dove fissiamo l’asticella: c’è qualità in un prodotto che viene proposto a meno di un euro?».

Anche nella distribuzione intermedia c’è molta attenzione per quanto potrebbe accadere da quest’autunno. «L’iniziativa di Boots? Rinunciare a qualche punto di margine per venire incontro alla capacità di acquisto del consumatore sarebbe bellissimo» osserva Marco Mariani, direttore generale di Farmacentro «ma dove vanno a prenderlo i farmacisti titolari se quest’estate si sono ritrovati con le bollette più care di tre o quattro volte? E non dimentichiamo che ci sono carenze di alcuni prodotti per la crisi delle materie prime. Alcuni farmacisti stanno cambiando le lampadine con quelle a basso consumo, chi può spegne parte dell’illuminazione interna, delle vetrine o il condizionamento dei locali a ore alterne per abbattere i costi. Ma il problema dei rincari investe anche noi distributori: la nostra cooperativa si vedrebbe mangiata buona parte del suo utile a causa dell’aumento dei costi dell’elettricità. Faccio un esempio: se un per l’illuminazione, la climatizzazione e il funzionamento di un magazzino spendiamo oggi 20mila euro/mese , con questi rincari andremo a breve a spenderne 80mila, quattro volte tanto. Vorrebbe dire 720.000 euro in più per una sola unità logistica all’anno, ma così si mette a rischio la sopravvivenza della distribuzione intermedia del farmaco. E nondimentichiamo che siamo già stati colpiti dagli aumenti dei costi del carburante. Va ripensato il sistema: oggi sono i grossisti l’anello più debole della filiera e hanno bisogno di sostegno da parte dello Stato visto che svolgiamo un ruolo di pubblica utilità».

Non tutti però mostrano preoccupazione. Per Alessandro Orano, direttore generale di Cef, quello che si presenterà da ottobre sarà più che altro un déjà vu: «Chi ha un po’ di anni sulle spalle ricorderà gli anni dell’austerity e quelli in cui l’inflazione viaggiava a doppia cifra» osserva «si profila senz’altro un rallentamento dell’economia ma non dimentichiamo che il canale farmacia è sempre stato meno sensibile del resto del retail agli effetti dell’inflazione, perché la gente non vuole ridurre le spese per la salute». Per Salvatore Butti, presidente di Assosalute (l’associazione dei produttori di automedicazione, è invece indispensabile che intervenga la politica. «Le nostre non rientrano tra le cosiddette aziende “energivore” e quindi non beneficiano di aiuti» osserva il manager «ma i rincari di energia e materie prime sono un probema serio che sta intaccando tutta la filiera. C’è il rischio di un autunno-inverno molto problematico per i cittadini e tutta la filiera».

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