Carenza di personale: una società partecipata da Cef si prepara a reclutare in Albania

Filiera

L’Italia come l’Inghilterra e la Germania? Si sta ormai spingendo oltre i confini nazionali la ricerca di personale laureato con cui rimpolpare gli esangui organici delle farmacie di casa nostra. Gli sguardi, in particolare, puntano a Est, perché a fare da discrimine è la lingua e in pole position c’è ovviamente l’Albania. È qui, in particolare, che sta volgendo la sua attenzione la società bresciana di recruitment Lavorare in Farmacia.

Partecipata al 71% da Cef, la srl ha per mission la ricerca di personale per le farmacie della cooperativa (socie o della rete Cef – La Farmacia Italiana) ma anche per altri clienti, come Farmacie Italiane e Boots. Finora il bacino principale da cui “pescava” la società era il sud Italia, dove ai farmacisti eventualmente interessati a trasferirsi al Nord era offerto pure l’alloggio. Oggi però neanche queste condizioni assicurano il successo, come dimostra il caso dell’ultima farmacia acquistata a Napoli da Cef – La Farmacia Italiana, che rimane con due posizioni scoperte.

In Albania, il “serbatoio” dal quale Lavorare in Farmacia progetta di approvvigionarsi è l’università Cattolica di Tirana, che propone un Corso di laurea magistrale in farmacia a ciclo unico in collaborazione con l’università degli Studi di Bari. Al quinto anno, come scrive l’ateneo albanese sul proprio sito internet, gli studenti svolgono un tirocinio professionale di sei mesi ripartito tra Albania e Italia (in quest’ultimo caso in una farmacia aperta al pubblico). La laurea finale viene rilasciata congiuntamente dalle due università e il possessore può svolgere la professione di farmacista non solo in Albania ma anche in Italia e tutti i paesi membri dell’Unione Europea.

«Ci risulta che lo stesso tipo di partnership sia stato avviato anche con l’università Gemelli di Roma» spiega a Pharmacy Scanner l’amministratore di Lavorare in farmacia srl, Giuseppe Chiappetta «stiamo effettuando le verifiche del caso, l’obiettivo ovviamente è di portare in Italia i farmacisti laureati che escono dalla Cattolica di Tirana e sono disponibili a lavorare nelle farmacie di casa nostra».

AL riguardo Chiappetta è ottimista: «Il requisito prioritario è la padronanza dell’italiano, ma là lo parlano tutti abbastanza bene perché seguono assiduamente le nostre radio e tv» riprende Chiappetta «inoltre ci risulta che i farmacisti albanesi siano motivati e abbiano grande desiderio di venire a lavorare da noi». Anche il gap economico gioca a favore dell’Italia: «In media» osserva Chiappetta «le retribuzioni sono un terzo di quelle italiane. Però c’è il problema del carovita che devono affrontare se si trasferiscono qui. Stiamo quindi valutando che cosa aggiungere all’offerta economica, di certo occorrerà considerare l’alloggio».

Cef e le sue farmacie sarebbero sicuramente tra le prime a beneficiare di questi arrivi, ma non solo. Anche Boots ha cominciato a guardare al di là dei confini italiani: «Da tempo affidiamo i servizi delle nostre farmacie a biologi e infermieri per avere abbastanza farmacisti al banco» spiega Diego Ami, direttore generale della catena «ma più passa il tempo e più facciamo fatica a reperire laureati e direttori per le nostre farmacie: attualmente contiamo 15 posizioni scoperte in tutto il territorio nazionale. Abbiamo cominciato a ragionare, quindi, sulla possibilità di andare a selezionare farmacisti nell’est Europa, in quei Paesi, ovviamente, dove c’è l’equipollenza delle lauree».

Dato che poi alla fine il requisito decisivo rimane la lingua, la prima meta che viene in mente – dopo l’Albania – è la Romania. «Da quelle parti c’è grande predisposizione a parlare l’italiano» osserva Giuseppe Chiappetta «ma ci risulta che le prime esperienze di romeni venuti a lavorare nel nostro Paese non hanno prodotto risultati eclatanti. Bisognerà approfondire».

Ma per superare la mancanza di personale c’è anche chi batte altre strade. La già citata Boots, per esempio, ha avviato collaborazioni con alcune università – l’ultima Cosenza – per presentare ai laureandi le opportunità e le condizioni di cui beneficia chi lavora nelle farmacie del gruppo, ma i candidati arrivano con il contagocce. Conad, invece, ha in progetto la realizzazione di un’Academy per la formazione dei suoi farmacisti, che dovrebbe accrescere motivazione e interesse. Ma intanto, a causa della mancanza di nuovo personale, il gruppo ha rinviato l’apertura di dieci nuove parafarmacie, per le quali ci sarebbe stato bisogno di una ventina di assunzioni.

Infine, come scrive il nostro Emanuele Mormino nel suo ultimo blog-notes, crescono i casi di farmacie indipendenti che arrivano ad assumere anche i laureandi, ai quali poi cambiano contratto una volta terminati gli studi.

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