Cibo bio, consumi spinti dal “new normal”. Online e gdo cavalcano il trend ma la farmacia può giocare le sue carte

Mercato

La pandemia e il “new normal” che ne scaturisce, dicono diverse ricerche, vedono un numero crescente di italiani propendere per un’interpretazione estesa del concetto di prevenzione, che investe anche ambiente, consumi sostenibili e alimentazione. Lo dimostrano, da ultimi, i dati di Nielsen e Assobio (l’associazione delle imprese del biologico e naturale) sui consumi degli italiani nel 2020: gli acquisti di alimenti e prodotti biologici hanno raggiunto i 4,3 miliardi di fatturato, per una crescita sul 2019 del 7%. Contribuisce all’incremento il canale dei supermercati, dove le vendite superano gli 847 milioni di euro (+6,5%), ma a tirare sono soprattutto i discount (che pur con una quota di mercato inferiore, 194 milioni di euro, crescono del 12,5%) e i negozi specializzati (+10%). Ma la vera e propria impennata si registra nelle vendite online dei prodotti bio che superano il 150 per cento.

Non è allora un caso che la gdo stia investendo parecchio su questo comparto, anche con le sue marche private: ormai, dicono ancora Nielsen e Assobio, ogni due prodotti biologici acquistati nel mass market uno reca la private label di un’insegna. Aiuta anche una sorta di affinità elettiva: il consumatore di prodotti bio tende a ripudiare l’industria dei grandi brand, che abbina al cibo “industriale” e lavorato; preferisce invece le produzioni locali, i prodotti a km zero, le marche del distributore che fanno della sostenibilità una virtù.

«Nel corso dell’ultimo anno» commenta Nicola De Carne, retailer client business partner di Nielsen «il tema della sicurezza per la propria salute è stata per gli italiani la preoccupazione che ha convinto a un ripensamento delle abitudini di acquisto e di consumo. Negli ultimi tempi, in particolare, si è assistito a una forte crescita di prodotti che richiamano all’italianità e al territorio, ma anche a valori come sicurezza, qualità e genuinità». A emergere, alla fine, è un’indicazione che travalica il comparto degli alimenti bio e abbraccia l’intero mercato dell’healthcare: produttori e retailer devono imparare a comunicare facendo leva sui temi della sostenibilità ambientale legata ai processi produttivi e al packaging, perché è su questo che oggi una parte consistente del pubblico si aspetta scelte di campo.

Anche per la farmacia il bio può rappresentare un’opportunità. «Due delle farmacie che seguo hanno puntato su questo mercato e nel 2020 hanno registrato incrementi a valori tra il 28 e il 30%» osserva Emanuele Mormino, coach e fondatore di Pharmaway «però si tratta di esercizi di grandi dimensioni – perché se non hai un ampio assortimento neanche ti considerano – che offrono anche un servizio di consulenza con nutrizionista. Si tratta quindi di collocare l’offerta di prodotti bio in una proposta completa prodotti più servizio, perché altrimenti il cliente preferisce la gdo. Stesso discorso per la celiachia, dove oggi acquisisce crescente importanza anche la selezione delle marche: il consumatore tende ad abbandonare i grandi brand industriali e cercare il produttore locale, le filiere a chilometro zero. Le farmacie che propongono marche in linea con i gusti del momento coglie sicuramente nel segno».

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