Mercato

Dopo un paio di anni di sofferenza, il mercato dei farmaci sop-otc torna a mostrare il segno più e chiude il 2018 con giro d’affari che sfiora i 2,5 miliardi di euro. Ne consegue una crescita che a valori si aggira attorno al 2,7%, mentre i volumi – ossia le confezioni vendute – restano sostanzialmente stabili (277 milioni di unità, -0,4% sul 2017). E’ il consuntivo elaborato da Assosalute, l’associazione dei produttori dell’automedicazione, sulla base dei dati forniti da Iqvia: grazie a una stagione influenzale 2017/2018 dall’eccezionale morbilità (la più pesante dal 2004), il mercato dei farmaci senza ricetta concentra l’intero incremento nei primi tre mesi del 2018, dove realizza un balzo in valori del +8,7% (per restare poi stabile nel resto dell’anno).

 

 

La stagionalità incide in modo evidente anche sugli andamenti delle diverse categorie di prodotto (vedi tabella sopra): la classe che ha performato meglio è quella dei farmaci contro le affezioni respiratorie, che estende la propria crescita anche ai volumi (+1,5%) dunque in controtendenza rispetto alla media totale (-0,4% come già detto). Per quanto riguarda invece le due classi in cui si divide il comparto dei “senza ricetta”, otc e sop, il consuntivo di Assosalute colloca in prima posizione il segmento dei farmaci autorizzati alla pubblicità: il giro d’affari degli otc, infatti, chiude il 2018 in crescita del 3,3% a fronte di volumi pressoché stabili (-0,2%); il fatturato dei sop invece cresce di un punto percentuale soltanto e mostra una lieve contrazione a pezzi (-0,9%).

Andamenti discordanti anche nell’analisi dei canali di vendita: la farmacia conserva una fetta di mercato ampiamente maggioritaria (91% nei volumi e 92,4% in valori), le parafarmacie allargano la loro quota di qualche decimo di punto (dal 5,6 al 5,9% nei volumi, dal 5,1 al 5,3% nei valori), i corner della gdo si prendono il resto con perdite evidenti tanto nei fatturati quanto nelle confezioni vendute (-7,6% e -10,7% rispettivamente).

Sul bilancio del comparto, avverte comunque Assosalute tirando le somme, continuano a gravare alcune debolezze strutturali come una propensione alla spesa “out of pocket” squilibrata tra Nord e Sud e l’assenza di switch che impediscono la riclassificazione a otc di farmaci già privati dell’obbligo di ricetta in molti altri Paesi europei. «I medicinali da banco» commenta Maurizio Chirieleison, presidente di Assosalute «sostengono la salute dei singoli e possono dare un contributo importante anche alla ridefinizione della governance farmaceutica e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Per questo resta fondamentale un allineamento del mercato dell’automedicazione italiano a quello europeo, che permetterebbe una corretta gestione della crescente autonomia in tema di salute e benessere di liberare risorse pubbliche».

Tra i fattori che preoccupano le aziende dell’automedicazione, infine, c’è anche la crescente concorrenza dei prodotti notificati a connotazione farmaceutica (integratori, erboristici, omeopatici), che erodono quote di mercato e mostrano trend di crescita ormai consolidati (+2,6% in volumi e +5% in valori nel 2018, sempre secondo Assosalute).

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