Amazon starebbe valutando di anticipare a giugno il suo evento “promo” più famoso dell’anno, il Prime Day, rompendo una consuetudine che dal 2015 lo colloca stabilmente a metà luglio. Secondo l’indiscrezione, riportata dalla rivista DrugstoreNews sulla base di anticipazioni da Bloomberg e Investing.com, il colosso dell’e-commerce potrebbe anticipare l’appuntamento a fine giugno, anche se al momento non risultano conferme ufficiali.
Secondo quanto riferito, le motivazioni sarebbero principalmente di natura finanziaria e commerciale: da un lato, lo spostamento consentirebbe ad Amazon di contabilizzare l’evento nel secondo trimestre fiscale anziché nel terzo, con effetti non trascurabili sulla rendicontazione. Dall’altro, permetterebbe di intercettare in modo più efficace i consumi legati al back-to-school, segmento che negli Stati Uniti muove volumi rilevanti già a partire dall’inizio dell’estate. Un portavoce dell’azienda ha tuttavia declinato ogni commento, lasciando la notizia nel perimetro delle indiscrezioni.
Il Prime Day nasce nel 2015 come evento di una sola giornata e viene esteso a due giorni dal 2017. Solo in due occasioni ha cambiato collocazione: nel 2020, quando slittò a ottobre per effetto della pandemia, e nel 2021, quando fu anticipato a giugno nella fase di uscita dall’emergenza sanitaria. Più recentemente, nel 2025, Amazon ha ulteriormente ampliato il format portandolo a quattro giorni, con risultati che hanno superato le attese.
Proprio i numeri dell’ultima edizione aiutano a comprendere la portata strategica dell’eventuale spostamento. A livello globale, il Prime Day 2025 ha generato vendite per circa 24,1 miliardi di dollari, confermandosi uno dei momenti di picco assoluto per il commercio elettronico mondiale. In Italia, secondo stime di società di analisi come Netcomm e NielsenIQ, il giro d’affari legato all’evento si colloca nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro, con un coinvolgimento crescente anche di retailer terzi che sfruttano la visibilità della ricorrenza per attivare campagne promozionali parallele.
È proprio questo effetto “ecosistema” a rendere la notizia particolarmente rilevante anche per il retail farmaceutico. Negli ultimi anni, infatti, il Prime Day si è trasformato in una sorta di spartiacque commerciale, capace di orientare calendari promozionali, politiche di pricing e strategie di comunicazione anche al di fuori di Amazon. Non sono pochi i retailer italiani – inclusi operatori della farmacia e parafarmacia organizzata – che pianificano iniziative promozionali in concomitanza con l’evento o nei giorni immediatamente successivi, sfruttando l’aumento del traffico e la maggiore propensione all’acquisto dei consumatori.
Un eventuale anticipo a giugno rischierebbe quindi di innescare un effetto domino sull’intero comparto. Negli Stati Uniti, concorrenti diretti come Walmart e Target hanno costruito negli anni campagne promozionali sovrapposte al Prime Day; resta da capire se, in caso di spostamento, seguiranno Amazon anche sul piano temporale. Lo stesso interrogativo si pone per l’Europa e per l’Italia, dove il calendario delle promozioni estive – già affollato tra saldi, campagne stagionali e iniziative di canale – potrebbe subire un’ulteriore compressione.
Sul piano merceologico, il Prime Day continua a rappresentare una vetrina privilegiata per diverse categorie dell’healthcare. Tra i prodotti più venduti ogni anno figurano regolarmente articoli per la cura della persona, dispositivi per la salute domestica, integratori e prodotti del beauty, spesso sostenuti da forti leve di prezzo e da un’intensa attività promozionale. Secondo diverse rilevazioni internazionali, nell’evento le categorie health & personal care rientrano stabilmente tra le prime per volumi di vendita, a conferma di una crescente “normalizzazione” dell’acquisto online anche per prodotti tradizionalmente appannaggio del canale fisico. Per le farmacie italiane, chiamate a confrontarsi con un consumatore sempre più ibrido e sensibile al prezzo, la nuova data rappresenterebbe un ulteriore elemento da integrare nella pianificazione commerciale, con un’attenzione crescente alla sincronizzazione tra iniziative offline e dinamiche dell’e-commerce.

