Filiera

Una vecchia pubblicità della Telecom diceva che una telefonata cambia la vita. Ora invece a cambiare la vita basta il nuovo algoritmo di Google. Ossia uno di quei filtri che aiutano il motore di ricerca californiano a ordinare i risultati di una “query” (cioè un’interrogazione dell’utente: per esempio, i siti dei migliori ristoranti di cucina francese) in modo da collocare ai primi posti ciò che più si avvicina a quanto si sta effettivamente cercando. Ad agosto Google ha aggiornato il suo algoritmo con quella che in gergo si chiama “core update”, ma la nuova versione si sta rivelando un po’ troppo capricciosa. Soprattutto in Italia, dove diversi informatici e Seo specialist (cioè esperti di motori di ricerca) si sono accorti di punto in bianco che una ricerca su Google con parole chiave come “farmacia online”, “farmaco online” oppure “farmacia online autorizzata” non restituisce più ai primi posti i siti di farmacie regolarmente autorizzate, ma “fake-pharmacy” che vendono illegalmente prodotti come viagra, cialis e via di seguito. «E’ come se il nuovo algoritmo avesse messo sotto-sopra le vecchie classifiche» conferma a Pharmacy Scanner Francesco Zaccariello, amministratore delegato e fondatore di eFarma.com, farmacia on line autorizzata dal ministero della Salute e tra le più cliccate in Italia «prima che scattasse l’aggiornamento il nostro portale compariva stabilmente ai primi posti in tutte le query che avevano come parole chiave “farmacia online”,  ora invece noi siamo finiti in seconda o terza pagina e i siti di farmacie illegali compaiono spesso ai primi posti. Non accade sempre, va a periodi, ma di certo non è l’effetto che Google voleva quando ha varato l’aggiornamento».

Cos’è successo? Di certo nessuno lo sa, perché Google protegge severamente i suoi algoritmi e quindi per carpirne i segreti esperti e Seo analyst possono soltanto procedere per deduzioni sulla base dei comportamenti del motore di ricerca. Secondo alcuni osservatori, così, il nuovo algoritmo di Google tenderebbe a privilegiare (e quindi portare in alto nella lista dei risultati) i siti che mostrano valori più elevati di Eat, acronimo che sta per expertise (competenza), authoritativeness (autorevolezza) e trustworthiness (attendibilità). Nel caso dei portali che trattano di salute, medicina e benessere (o che fanno e-commerce in questi settori) l’algoritmo premierebbe i contenuti di maggiore pregio, cioè che hanno per autore nomi di prestigio (individuati dalla presenza di profili Linkedin o GooglePlus accanto alla firma) oppure sono accompagnati da un’autobibliografia, sempre con link alle opere principali.

In Italia, però, l’algoritmo non parrebbe fare la giusta selezione. Se ne sono accorti alcuni informatici e anche una farmacista, Maria Carrano, curatrice di Salutarmente.it, sito di consigli e informazioni sulla salute: «Di fatto» spiega Carrano «il nuovo algoritmo ha danneggiato la qualità dei risultati che si ottengono quando si cerca una farmacia online». Concordano esperti e informatici italiani che tra agosto e ottobre hanno messo alla prova il nuovo algoritmo: «Cercate “farmacia online” su Google e troverete al primo posto farmaciaitaly.com, un sito che vende viagra, cialis e annessi» scrive nel suo blog Dario Ciriacì, esperto Seo (Search engine optimization, ottimizzazione per motori di ricerca). «In alcuni risultati di ricerche italiane con tema “farmacia online”» conferma un altro consulente Seo, Davide Pozzi «sono addirittura comparsi in top 10 siti “bucati”, con all’interno pagine su Viagra e Cialis». «Per una combinazione di fattori» spiega Martino Mosna, consulente di Search marketing «i risultati di ricerca per siti del settore farmacia sono stati i più colpiti, perché le misure antispam (di Google, ndr) si sono rivelate inadeguate».

Intanto il caso è già arrivato all’attenzione dell’Aifa che ha inviato una segnalazione a LegitScript, l’osservatorio statunitense che vigila sulle farmacie online (e con le sue segnalazioni ha fatto chiudere l’anno scorso più di seimila siti illegali in tre mesi). «Le verifiche effettuate» commenta Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio qualità dell?Aifa «ci hanno confermato che il problema c’è. All’origine parrebbe esserci un errore dell’algoritmo che di fatto riporta i navigatori indietro nel tempo, perché è dal 2013 che Google collabora con enti e istituzioni per migliorare i filtri di ricerca del suo motore».

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