Skin ADV

Confcommercio: crisi e spopolamento mordono di più i centri storici

Consumatore

Lo spopolamento dei centri storici sta mettendo in crescente difficoltà il commercio in sede fissa, che negli ultimi dieci anni ha patito la crisi dei consumi più delle attività ubicate nel resto del territorio. E’ quanto rileva Confcommercio in una ricerca presentata nei giorni scorsi, dalla quale emergono indicazioni meritevoli di riflessione anche da parte delle farmacie: gli esercizi dalla croce verde, è noto, hanno altri cicli di vita, ma in moltissimi casi agiscono nello stesso ecosistema del resto del commercio e dunque risentono dei mutamenti che intervengono nell’ambiente circostante.

I numeri fotografano le dinamiche di fondo: in dieci anni è “sparito” l’11,1% delle attività commerciali in sede fissa (in cifre, sono poco meno di 64mila); il tasso non varia di molto se si restringe l’analisi ai 120 comuni italiani di categoria “medio-grande” (-11,4%), ma se la lente si concentra invece sui centri storici di 120 comuni e città medio-grandi le cose cambiano: tra il 2008 e il 2018 è scomparso il 13% dei negozi collocati in tali aree, a fronte di un -10,3% delle imprese al dettaglio distribuite nel resto del territorio. E se poi si fissa lo sguardo sulle sole regioni del Sud, il fenomeno si fa ancora più intenso: -14,1% nei centri storici, -10,2% nella parte restante dei centri abitati.

 

 

Per Confcommercio non c’è tanto da indagare sulle cause della differente “mortalità” tra zone abitate: da un lato lo spopolamento (con i più giovani che preferiscono spostarsi nelle gradi città per motivi legati a istruzione o lavoro), dall’altro «la modifica dei comportamenti di acquisto (leggi e-commerce, ndr), la mancata corrispondenza tra l’offerta commerciale e la mutata domanda del consumatore, problemi di vivibilità, accessibilità e declino urbano».

Molte le conseguenze sul commercio al dettaglio dei centri storici, che vanno anche al di là dell’ovvia relazione tra calo demografico e andamento dei consumi. Per esempio, rivela Confcommercio, la crisi dell’attività al dettaglio ha comportato nel periodo 2008-2018 un calo dei canoni di locazione; ma nei centri storici i prezzi sono scesi molto meno che nel resto del territorio: da 169 a 162 euro per mq nel primo caso, da 112 a 108 euro nel secondo. Risultato, «l’impatto differenziale sulle scelte riguardanti la location dell’impresa commerciale è negativo per i centri storici».

 

 

Ambiguo, invece, l’effetto derivante dall’invecchiamento della popolazione residente nei centri storici: da un lato sono evidenti le ricadute negative per quelle attività che si rivolgono prevalentemente a un pubblico giovane, dall’altro può avere effetti positivi la scarsa dimestichezza con il commercio elettronico che solitamente contraddistingue le fasce di età più avanzate. In entrambi i casi si tratta di fenomeni che la farmacia dovrebbe registrare all’attivo piuttosto che al passivo, ma non va dimenticato il beneficio che anche gli esercizi dalla croce verde ricavano dall’ubicazione in un contesto urbano caratterizzato da ricchezza di servizi e attività commerciali, che diventano motivo di attrazione per i consumatori.

Altri articoli sullo stesso tema