Con il progetto torinese LastMed l’home delivery della farmacia lascia le due ruote e sale sui droni
Dalla consegna nel “ultimo miglio” alla presa in carico domiciliare del paziente fragile: è l’orizzonte in cui si muove il progetto torinese LastMed per un drone “da strada” dedicato al delivery di farmaci e dispositivi. Sviluppato dalla torinese Tecnocad (con la controllata Tecnomill) insieme a Bylogix e presentato all’Auto Moto Turin Show, il rover a guida autonoma intercetta uno dei nodi più sensibili per il retail della farmacia, la consegna domiciliare, anche se al momento il suo sviluppo è in una fase promettente dal punto di vista tecnologico e industriale ma ancora non del tutto definita.
Il prototipo presentato a Torino è un veicolo elettrico autonomo progettato per muoversi in contesti urbani a bassa velocità, con possibilità di intervento da remoto in caso di ostacoli o anomalie. L’obiettivo dichiarato è coprire il tratto tra farmacia e domicilio, con particolare attenzione a pazienti anziani, fragili o con difficoltà di spostamento. «Questo è l’ultimo miglio tra la farmacia e i soggetti vulnerabili» spiegano i promotori, rivendicando per LastMed un posizionamento ancora poco esplorato rispetto ad altre applicazioni della robotica urbana.
Sul piano operativo, il modello prevede una gestione interamente digitalizzata della consegna: il farmacista prepara l’ordine e lo carica sul rover, mentre il paziente può richiedere il servizio via app e monitorare il percorso del drone. Tuttavia, proprio entrando nel merito delle variabili più rilevanti per la filiera, emergono ancora diverse aree di indeterminatezza. Non sono stati diffusi dati sulla capacità di carico del veicolo, ma il posizionamento sul delivery urbano lascia intendere un utilizzo per spedizioni leggere e frazionate, compatibili con terapie croniche, farmaci senza ricetta o piccoli dispositivi medici più che con volumi da corriere tradizionale.
Ancora più significativo è il vuoto informativo sui sistemi di sicurezza del vano di trasporto: le informazioni disponibili si limitano a riferire di opzioni come il controllo da remoto e la tracciabilità digitale del percorso, senza dettagli su eventuali sistemi di chiusura elettronica, autenticazione del destinatario o gestione di categorie sensibili come i farmaci a temperatura controllata. Un aspetto non secondario, considerando i requisiti stringenti che regolano la dispensazione e la consegna del farmaco.
Allo stesso modo, non emergono elementi di integrazione con i sistemi sanitari e prescrittivi: l’architettura attuale appare limitata alla componente logistica, senza riferimenti alla ricetta dematerializzata o al Fascicolo sanitario elettronico. La dispensazione resta quindi interamente in capo alla farmacia prima della spedizione, mentre il rover si configura come vettore finale del servizio.
Infine, resta aperto il nodo del modello economico. Non sono stati comunicati costi né modalità di commercializzazione, ma l’ipotesi più plausibile è che il progetto punti a un’offerta rivolta alle farmacie in chiave B2B, come provider di servizi di recapito automatizzati. La prospettiva indicata dai promotori, in ogni caso, è quella di una flotta operativa nell’arco di uno-due anni, segnale di un progetto che punta a una scalabilità industriale ma che deve ancora chiarire le proprie condizioni di sostenibilità.
In questo scenario, il progetto LastMed va considerato un indicatore di direzione: la consegna domiciliare del farmaco si sta progressivamente spostando verso modelli automatizzati e digitali, con implicazioni rilevanti per l’organizzazione delle farmacie, i rapporti con i pazienti e gli equilibri della distribuzione. Per la filiera, la vera partita non sarà solo tecnologica, ma riguarderà la capacità di integrare questi strumenti dentro un perimetro regolatorio e operativo coerente con le specificità del farmaco.
Le sperimentazioni in corso in Usa e in Europa
LastMed non è un progetto isolato ma si inserisce in una traiettoria già ben avviata a livello internazionale. In Europa e negli Stati Uniti operano da anni flotte di robot per l’ultimo miglio sviluppate da startup tecnologiche come Starship Technologies, oggi il player più avanzato del segmento, con milioni di consegne già effettuate in contesti urbani e campus universitari. I suoi piccoli rover – capaci di trasportare carichi limitati, tipicamente nell’ordine dei 5-10 kg – si muovono su marciapiedi a velocità pedonale, sono supervisionati da remoto e gestiti tramite app, un modello operativo molto vicino a quello immaginato per LastMed . Nel Regno Unito, città come Milton Keynes sono diventate veri e propri laboratori a cielo aperto, dove la consegna robotizzata di generi alimentari è ormai entrata nella quotidianità . Negli Stati Uniti, startup come Nuro hanno sperimentato anche la distribuzione di farmaci e dispositivi sanitari, collaborando con catene come Cvs Pharmacy durante la pandemia , mentre in Germania Dhl ha testato soluzioni analoghe (PostBOT) per il delivery urbano. Più indietro, ma già operative in ambito sanitario, sono invece le applicazioni indoor: robot come Hospi, sviluppato da Panasonic, sono utilizzati negli ospedali per il trasporto di farmaci e materiali tra reparti . Il salto che progetti come LastMed cercano ora di compiere è proprio questo: portare fuori dagli ambienti controllati – campus, ospedali, aree private – una tecnologia già matura, adattandola alle complessità normative, logistiche e relazionali della farmacia territoriale.


