Dopo Pharmacie Lafayette, un’altra importante insegna della farmacia francese potrebbe valicare le Alpi e portare nel Belpaese il suo modello di aggregazione. Si tratta di Pharmabest, network che in terra francese affilia 140 farmacie indipendenti (e non potrebbe essere altrimenti, visto che da quelle parti la proprietà è vietata alle società di capitale), in Spagna è sbarcato da poco e da qualche mese starebbe guardando con interesse crescente all’Italia. L’indiscrezione filtra dalla rivista economica francese Challenges, che a Pharmabest ha dedicato di recente un reportage da non farsi sfuggire per conoscere meglio struttura e peculiarità del gruppo.
Fondata nel 2016, Pharmabest festeggia quest’anno i dieci anni con numeri che fotografano un modello in piena accelerazione: il 2025 si è chiuso con un fatturato record di 1,5 miliardi di euro, in crescita del 14,1%, e con una rete che conta 140 farmacie collocate esclusivamente in bacini di utenza “strategici”, cioè agglomerati sopra i 70mila abitanti. Sì perché il network punta dichiaratamente ad aggregare farmacie di taglia extralarge: superfici medie intorno agli 800 metri quadri, layout da grande distribuzione, segnaletica digitale, promozioni aggressive e una forte spinta su automedicazione, integratori, igiene-bellezza e marca privata. Oggi la “parapharmacie” (come le farmacie francesi chiamano il mercato dell’extrafarmaco) pesa per il 56% dei ricavi e la marca privata del gruppo – circa 260 referenze in tutto – ha superato nell’ultimo anno 1,8 milioni di pezzi venduti, con un balzo del 40% sul 2024.
Il format dell’insegna ricalca, senza complessi, i codici del retail alimentare: testate di gondola stagionali, prezzi ribassati, programmi fedeltà e un assortimento che arriva a decine di migliaia di referenze. «È una questione di sopravvivenza», spiega il presidente David Abenhaim, farmacista titolare della farmacia Prado-Mermoz a Marsiglia: «Le piccole farmacie isolate che vivono solo di farmaco subiscono in pieno i tagli ripetuti ai rimborsi. Se non diversificano, finiscono per scomparire». La strategia dichiarata è quella del “hub di salute, bellezza e benessere”, rafforzata dall’estensione dei servizi (vaccinazioni, test, consulenze sul farmaco). Non a caso il gruppo punta a integrare 10-12 nuove farmacie l’anno, per arrivare a 185 punti vendita nel 2030 e avvicinare quota 2 miliardi di fatturato.
Fotogallery: alla scoperta del format “extralarge” di Pharmabest
Dalla Francia all’estero il passo è stato breve. L’internazionalizzazione è partita dalla Spagna nell’aprile 2025, con una prima farmacia a Madrid (Farmacia Aluche, oltre 500 mq, aperta h24 e con ricavi tra 6 e 7 milioni) convertita al format Pharmabest dopo un profondo restyling. Da lì l’espansione ha preso ritmo: a fine 2025 le adesioni erano già una quarantina e l’obiettivo dichiarato per la Spagna è di arrivare a 30 farmacie entro fine 2026 e 70 nel 2030. La struttura societaria ricalca quella francese: 50% in capo alla casa madre e 50% ai farmacisti locali, che restano proprietari delle loro officine. «La nostra priorità è preservare l’indipendenza delle farmacie», ribadisce Abenhaim, in un mercato che attira sempre più fondi d’investimento.
Il contesto in cui cresce Pharmabest è quello, tipicamente francese, di una profonda polarizzazione del canale: mentre centinaia di piccole farmacie chiudono ogni anno, le “megapharmacies” accelerano grazie a dimensioni, potere d’acquisto e marginalità più elevate sui comparti non regolati. In Francia il fatturato medio di un punto vendita Pharmabest sfiora i 10 milioni di euro, contro meno di 2 milioni della media nazionale. Un effetto massa che consente di negoziare condizioni migliori con l’industria e di proporre prezzi al pubblico sensibilmente più bassi, sostenuti anche dallo sviluppo delle marche del distributore.
Ed è proprio questa combinazione – taglia XXL, forte componente retail e rete strutturata – che alimenta le voci su un possibile sbarco in Italia. Secondo Challenges, dopo la Spagna il gruppo guarda «con gourmandise» (cioè con appetito) al nostro Paese e al Portogallo. Una circostanza che Abenhaim non smentisce: «Abbiamo l’ambizione di installarci, a medio termine, in Portogallo e in Italia» conferma. Se e quando accadrà, per la farmacia italiana potrebbe aprirsi un nuovo capitolo nella competizione tra format extralarge e farmacia tradizionale.









