Amazon Germania, al terzo posto tra le farmacie online ma sui prezzi multa dall’antitrust

Filiera

Amazon chiude il 2025 al terzo posto tra i retailer dell’online farmaceutico tedesco, alle spalle di due “pure” player storici come Shop Apotheke e DocMorris. È quanto riferisce un’analisi della società di ricerche Sempora, che fotografa un mercato ormai concentrato in una mezza dozzina di e-commerce e dominato dall’olandese Redcare-Shop Apotheke (tanto nel farmaco senza ricetta quanto in quello con obbligo di prescrizione, che in Germania può essere venduto online). Il gruppo, in particolare, ha totalizzato nel 2025 vendite per 1,55 miliardi di euro, un terzo dei quali proveniente dal farmaco etico: rispetto all’anno precedente, i ricavi del comparto Rx sono quasi raddoppiati e superano ormai il mezzo miliardi di euro, grazie alla diffusione della ricetta dematerializzata e a una massiccia campagna di comunicazione.

 

 

Meno brillante l’andamento di DocMorris, il cui giro d’affari supera comunque il miliardo di euro. In questo caso il mercato Rx vale 252 milioni, circa un quarto del totale, con una crescita 2025 limitata a un +33%. Una parte del business del gruppo, poi, continua a passare da e-commerce satelliti come Medpex e Apotal, così come da Esando che è l’insegna con cui DocMorris presidia il marketplace di Amazon.

Ed è proprio Amazon a occupare il terzo gradino del podio, con un giro d’affari di 430 milioni di euro (proveniente dal solo comparto del senza ricetta, dato che l’etico è precluso al gruppo americano). I proventi arrivano dalle vendite realizzate da terzi che commercializzano sulla piattaforma farmaci da banco e prodotti per la salute: poco più della metà dei ricavi di Amazon è generato da player riconducibili a farmacie online, il resto da altri retailer e produttori che vendono direttamente.

Seguono nella classifica realtà come Apo.com, che con i suoi vari marchi arriva a 300 milioni di euro (35 milioni dall’Rx), e Medikamente-per-Klick, con 290 milioni, uno degli ultimi esempi di vera farmacia tedesca indipendente ancora attiva nella vendita a distanza. Più indietro Atida con il brand Aponeo (182 milioni, di cui solo 2 dal farmaco etico), mentre Sanicare prepara il trasferimento nei Paesi Bassi in vista dell’ingresso di nuovi investitori.

Amazon Germania, tuttavia, ha poco da festeggiare. L’antitrust tedesca, il Bundeskartellamt, ha inflitto nei giorni scorsi alla filiale tedesca della multinazionale Usa una sanzione di 59 milioni di euro per aver utilizzato strumenti di controllo dei prezzi nei confronti dei venditori terzi che vendono dal suo marketplace. Secondo l’autorità, Amazon abusa della sua posizione dominante (circa il 60% delle vendite al dettaglio online in Germania è suo) influenzando i prezzi dei retailer indipendenti. Attraverso algoritmi non trasparenti, in sostanza, la piattaforma oscurerebbe o rimuoverebbe dalla “Buy Box” (il riquadro che nelle pagine dei prodotti risalta in primo piano) le offerte dai prezzi più alti. «Amazon sul suo marketplace compete direttamente con gli altri rivenditori» ha spiegato Andreas Mundt, presidente del Bundeskartellamt «influenzare i prezzi dei concorrenti è ammissibile solo in casi eccezionali, per esempio nel caso di prezzi eccessivi. Altrimenti, Amazon rischierebbe di controllare il livello dei prezzi secondo le proprie valutazioni».”

L’antitrust ha contestato ad Amazon non solo le interferenze nella libertà di prezzo, ma anche la mancanza di trasparenza: i venditori non ricevevano notifiche chiare né conoscevano i parametri utilizzati per fissare i tetti di prezzo. Amazon ha un mese di tempo per presentare ricorso davanti alla Corte di giustizia federale, intanto i suoi vertici promettono battaglia. «Contesteremo fermamente la decisione dell’Bundeskartellamt, che si basa su una normativa tedesca unica nel suo genere e in diretto contrasto con le norme dell’UE in materia di concorrenza e tutela dei consumatori» ha commentatoRocco Bräuniger, country manager di Amazon.de «con questa decisione, Amazon sarebbe l’unico rivenditore in Germania costretto a promuovere prezzi non competitivi nei confronti dei clienti, il che non ha senso né per i clienti stessi, né per i partner di vendita, né per la concorrenza».

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