Come si diceva una volta nei quiz, colpo di scena: non è stata disinnescata (come auspicavano le organizzazioni di rappresentanza dei grossisti farmaceutici e delle aziende di generici) la bomba a orologeria rappresentata dal ricorso al Tar Lazio contro la determina Aifa sulla norma della Manovra 2025, che dava ai distributori uno 0,65% in più sulla loro quota di spettanza togliendola all’industria. Il contenzioso va dunque avanti e la prossima tappa sarà già il giudizio di merito, che dovrebbe arrivare tra una quarantina di giorni con la prospettiva di due scenari contrapposti: se il Tribunale darà torto alle aziende ricorrenti, i genericisti dovranno adeguarsi ai margini che già da un anno si applicano sui farmaci Ssn branded (3,65% ai distributori, 66% all’industria) e riconoscere ai distributori gli arretrati 2025; se invece a perdere saranno i grossisti, si consoliderà l’attuale status quo e le imprese wholesale dovranno rinunciare ai circa 20 milioni di euro che ogni anno avrebbero intascato con l’applicazione delle nuove spettanze agli equivalenti.
Questo complicato aut aut è la conseguenza della piaga inaspettata che la settimana scorsa, per la precisione il 13 gennaio, ha preso l’udienza di merito fissata dal Tar Lazio per trattare la questione. Come Pharmacy Scanner aveva riferito alla vigilia, il giorno precedente diverse delle aziende di generici che avevano presentato ricorso si erano ritirate e una settimana prima la stessa Egualia (cioè il sindacato di categoria) aveva invitato in modo ufficioso le imprese aderenti a rinunciare. Al dietrofront, come si ricorderà, aveva convinto la disposizione della Legge di bilancio per il 2026 (comma 395 dell’articolo 1) che ha abolito il payback dell’1,83%, introdotto dal 2007 e il cui onere per l’industria si aggira attorno ai 170 milioni all’anno.
In aula, tuttavia, le cose non sono andate secondo copione e un ridotto manipolo di aziende (tre o quattro, a seconda delle fonti) ha confermato la volontà di andare avanti: tra queste Ibsa e Doc Generici, più – secondo fonti che però non hanno trovato conferma unanime – un’impresa aderente a Egualia. Sempre secondo le stesse fonti, poi, l’udienza davanti al Tar non sarebbe stata una pura formalità, con il Tribunale che avrebbe mostrato qualche fastidio per i ricorsi ritirati soltanto sul filo di lana.
Ora, come detto, non resta che attendere la sentenza. Sempre che, ovviamente, in questo lasso di tempo la “diplomazia” di filiera non tessa la sua tela e finisca per convincere anche le ultime imprese “ribelli” ad allinearsi. Difficile che non si provi, anche perché l’impressione generale è che alla disposizione sullo 0,65% non solo i distributori, ma anche il Governo tenga parecchio. Non a caso, nelle prime bozze della Manovra per il 2026 era stata infilata una disposizione che chiariva e confermava la norma sull’extramargine. Poi l’emendamento era stato ritirato perché inadatto a una legge di bilancio, ma ora è legittimo chiedersi cosa farà il ministero della Salute se il Tar dovesse schierarsi dalla parte dei ricorrenti.

