Acquisti diretti, nel 2022 balzo record. Cresce il malumore dei distributori full-line

Filiera

Nel 2022 ha toccato un record il volume delle spedizioni con cui gli operatori della cosiddetta distribuzione primaria, ossia i depositari dell’industria, raggiungono le farmacie: sul totale dei colli movimentati dal settore, quelli che hanno avuto per destinazione gli esercizi farmaceutici sul territorio rappresentano ormai il 30%, cinque punti in più rispetto al 2019; gli invii ai grossisti del farmaco, invece, calano di addirittura sette punti, dal 28% del 2019 al 21% dell’ultimo anno. I dati arrivano dal consueto report sui flussi della distribuzione primaria redatto dal Centro studi del Consorzio Dafne, la community della filiera healthcare che riunisce oltre 200 imprese dell’industria e della distribuzione.

 

Colli spediti, la ripartizione percentuale tra i canali di destinazione

 

Nel 2022, dice il Rapporto, la distribuzione primaria ha trasportato quasi 47 milioni di colli (+8,1% sull’anno precedente), per un peso complessivo di oltre 398mila tonnellate (+10,8%) e oltre 6,8 milioni di spedizioni. Rispetto all’ultimo anno del pre-pandemia, il 2019, «emerge una significativa crescita in tutte le dimensioni considerate nell’analisi: +9,2% in termini di colli, +16,1% in termini di peso e sempre +16,1% nel numero di spedizioni (vedi grafico sotto, ndr)».

I flussi 2022 della distribuzione primaria healthcare

 

Gli incrementi non si ripartiscono uniformemente tra le diverse destinazioni dei depositari: anche se il canale ospedaliero resta il più importante (47% nel 2022, un punto in più rispetto al 2019), l’ultimo anno fa registrare una crescita significativa dei volumi diretti alle farmacie, la cui incidenza sul totale raggiunge il 30% (cioè sei punti in più sul 2021 e cinque sul 2019). I dati suggeriscono che tale incremento si realizzi principalmente a discapito dei grossisti farmaceutici “full-line”: l’incidenza dei flussi che arrivano dai depositari, infatti, tocca il valore più basso degli ultimi quattro anni (21%), un punto in meno sul 2021 ma addirittura sette rispetto al 2019.

 

La suddivisione dei flussi per temperature di conservazione

 

Pierluigi Petrone, presidente di Assoram, l’associazione che rappresenta i depositari healthcare, conferma il fenomeno è dà la sua spiegazione: «Con la pandemia molte aziende hanno cercato di presidiare il canale farmacia con la propria forza vendita, per rispondere più prontamente alle richieste di chi nell’emergenza lavorava in prima linea. Oggi quest’esigenza rimane per ragioni di mercato: in farmacia prevalgono i prodotti maturi, per i quali c’è forte competizione tra i marchi, dunque presidiare il canale significa avere una posizione di vantaggio».

Tra i distributori “full-line”, tuttavia, c’è chi rilancia e fa risalire l’incremento degli acquisti diretti farmacia-produttore (a discapito di transfer order e ordini a video farmacia-grossista) ad altre dinamiche. «Innanzitutto ricordo che se le farmacie non hanno mai chiuso durante la pandemia» osserva Stefano Golinelli, segretario di Federfarma Servizi e presidente di Farmacentro «è anche per merito dei distributori e delle cooperative full-line, che non hanno mai fatto mancare prodotti e consegne nonostante lockdown ed emergenza sanitaria. L’impegno delle farmacie è stato premiato con la remunerazione aggiuntiva, noi distributori non abbiamo ricevuto nulla».

Quanto all’aumento tendenziale degli ordini diretti, per Golinelli le cause vanno cercate altrove. «Con le carenze più recenti» ricorda «abbiamo osservato sempre più spesso il commerciale delle industrie proporre alla farmacia l’acquisto diretto in alternativa al transfer order per i prodotti sui quali si registrano sovente irreperibilità di vario genere. È capitato anche a me nella mia farmacia». La pratica, è il ragionamento del presidente di Farmacentro, è assolutamente legittima in tempi normali, ma in caso di rotture di stock invece genera squilibri nell’accesso al farmaco da parte delle farmacie e conseguentemente dei cittadini. «Fornire i farmaci disponibili a grossisti e cooperative» ricorda «significa avere la certezza che tutto ciò che c’è arriva agli assistiti, perché i distributori riforniscono tutte le farmacie. Il canale degli acquisti diretti, invece, raggiunge soltanto poche farmacie di grandi dimensioni, quelle che fanno gli ordini più cospicui, dunque viene a mancare la capillarità della distribuzione».

Per indagare compiutamente il fenomeno, Farmacentro ha anche lanciato un sondaggio tra i propri soci (900), che in pochi giorni ha già raccolto più di cento risposte. «Il 33% di chi ha compilato finora il questionario» spiega Marco Mariani, direttore generale della cooperativa «ha dichiarato di avere ricevuto una proposta di ordine diretto da una delle aziende che hanno accordi di transfer order con noi. In particolare, ci preoccupa il fatto che tra le venti aziende che abbiamo indagato e che hanno stipulato accordi di partnership con noi, ce ne siano sei che hanno ricevuto così tante segnalazioni da far pensare che non si tratti di una casualità ma di condotte consolidate per le quali abbiamo aperto un tavolo di concertazione con le stesse aziende per trovare correttivi immediati».

Per una cooperativa come Farmacentro, queste dinamiche rappresentano una consistente destabilizzazione. «Per cominciare subiamo perdite di fatturato a scapito dei diretti» continua Mariani «in secondo luogo alcune industrie premono sugli acquisti soltanto con le farmacie che fanno ordini importanti e sono buone pagatrici, lasciando sguarnite le farmacie più piccole. Infine c’è il danno d’immagine che subiamo, perché i titolari finiscono per accusarci di essere disorganizzati, invece siamo solo vittime di queste distorsioni». «Le cooperative sono nate per aiutare le farmacie, che a loro volta devono sostenere la propria cooperativa perché è il suo più importante alleato» conclude Golinelli «ogni confezione sottrattale è un mattone che viene a mancare al sistema farmacia-società dei farmacisti».

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