Filiera

Walgreens Boots Alliance, la multinazionale guidata da Stefano Pessina che conta più di 18mila farmacie in tutto il mondo e poco meno di 10mila negli Usa, potrebbe presto trasformarsi in una compagnia non quotata e uscire dalla Borsa di New York. Questa almeno sarebbe l’ipotesi allo studio dei vertici del gruppo secondo quanto riportato l’altro ieri dalle principali testate giornalistiche della finanza americana. Alcune fonti, in particolare, riferiscono di contatti che il gruppo avrebbe avuto nelle settimane con diverse società di private equity, per esplorare in via informale l’interesse degli investitori. Come ha osservato Bloomberg News, la capitalizzazione di Wba – circa 55 miliardi di dollari – renderebbe il delisting il più grande “leveraged buyout” della storia. Il termine indica l’acquisizione di una società attraverso la capacità di indebitamento della società stessa: in questo caso, il gruppo riacquisterebbe tutte le proprie azioni tramite Opa per farle quindi confluire in una newco non quotata, che poi si fonderebbe con la prima.

Secondo alcuni osservatori, l’operazione non si presenterebbe comunque facile a causa del consistente indebitamento che grava su Wba, pari a circa 17 miliardi di dollari. E’ per tale motivo, riporta Bloomberg, che ai primi sondaggi del gruppo alcune società di buyout avrebbero mostrato freddezza. Il canale economico Cnbc, tuttavia, ha riferito ieri che l’eventuale delisting susciterebbe l’interesse di alcune società e tra queste la compagnia di private equity Kkr, che nel 2007 comprò Alliance Boots in cordata con Pessina e altri investitori (e dalla quale, nel 2017, lo stesso Pessina rilevò le azioni di Alliance Santé Italia).

Che il leveraged buyout si faccia o meno, sono diversi gli osservatori che mettono in relazione i progetti di Wba con le sue ultime instabilità finanziarie: il quarto trimestre fiscale (che negli Usa si chiude a fine settembre) si è chiuso per il gruppo con un incremento delle vendite dell’1,5%, cui però si contrappongono un calo del 37% del reddito operativo e del 3,7% dell’utile rettificato per azione. Su base annua, gli utili netti fiscali sono diminuiti del 20,7% (a 4 miliardi di dollari) e gli utili netti per azione sono calati del 14,6%.

Più in generale, negli ultimi 12 mesi il valore delle azioni di Wba è calato del 22%, a causa delle forti pressioni che da tempo gravano sul mercato americano delle farmacie. Il problema, ricorda la Cnbc, sono i consumatori statunitensi che sempre più spesso acquistano su Amazon prodotti della libera vendita come integratori e dermocosmetici, ma anche le compagnie sanitarie che cercano di contenere i costi dell’assistenza farmaceutica (la stessa cosa che cerca di fare la sanità pubblica nei Paesi europei).

Per rispondere a tali pressioni, Walgreens ha messo in campo dall’estate scorsa un piano di riduzione dei costi che in prima battuta doveva generare risparmi per 1,5 miliardi di dollari entro il 2022, alzati a 1,8 miliardi dopo la trimestrale di settembre. Rientrano in questo piano le 200 farmacie che Boots chiuderà nel Regno Unito entro l’agosto del 2020 (per ora ne sono già state dismesse 18) e, notizia dei giorni scorsi, i licenziamenti senza preavviso che hanno interessato la sede centrale del gruppo, a Deerfield nell’Illinois (per un numero complessivo che l’azienda non ha voluto rivelare).

Il momento è difficile anche per uno dei principali concorrenti di Wba, il gruppo McKesson. La multinazionale, cui fa capo la catena Lloyds Pharmacy, presente in Italia con oltre 250 farmacie tra comunali, in franchising e di proprietà, ha chiuso il trimestre con un utile operativo di 43 milioni di dollari, in calo del 19% su base annua. La contrazione, spiega una nota, è dovuta «alla continua debolezza del mercato della farmacia nel Regno Unito», legata al definanziamento del servizio sanitario. Le previsioni per l’esercizio finanziario 2019/2020 stimano così ulteriori perdite nei ricavi e nei profitti operativi, ai quali l’azienda si prepara a rispondere con una nuova riorganizzazione della rete. Nell’ottobre di due anni fa, LloydsPharmacy aveva già disposto la chiusura di quasi 200 farmacie, non più redditizie a causa dei tagli ai rimborsi.

 

 

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