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Nel retail tradizionale quasi il 60% delle imprese è contraria alla liberalizzazione completa dei saldi. E quasi otto su dieci sostengono l’idea di istituire una data unica per i saldi in tutta Italia, da collocare a fine gennaio. E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Format Research per Confcommercio in concomitanza con l’apertura della stagione invernale dei saldi (dal 2 gennaio in Basilicata, dal 3 in Valle d’Aosta, dal 5 nelle altre regioni): a dire no alla deregulation, nel dettaglio, è il 58,9% delle aziende intervistate, una quota sostanzialmente invariata rispetto alla stessa indagine di un anno fa (quando i contrari furono il 59,5%). Appartengono a tale gruppo soprattutto le micro e piccole imprese, collocate nelle regioni del nord Italia.

E’ il caso di dire, dunque, che sul tema saldi il commercio al dettaglio continua a mantenere una posizione diametralmente opposta a quella di Federdistribuzione (gdo), che poco più di un mese fa si era rivolta al Governo per chiedere l’abolizione della stagionalità dei saldi. «Sono ferrivecchi che andrebbero cancellati» aveva detto alla stampa il presidente, Giorgio Santambrogio «perché oggi ormai le regole del sottocosto e delle promozioni riguardano soltanto i negozi fisici e non il web».

Intanto però l’indagine di Format Research rivela che i negozi abituali o di fiducia rimangono i punti vendita  principali dove la maggioranza degli italiani acquisteranno prodotti in saldo (60,5%), con una leggera prevalenza degli uomini sulle donne (60,8% vs 57% ). Per queste ultime, invece, la priorità va alla ricerca del prezzo “più conveniente”, anche a costo di battere nuove piste. Ci sarà da girare: secondo la ricerca, il 49,7% delle imprese del commercio al dettaglio conta di proporre sconti non superiori al 30% (lo scorso anno erano il 48,2%), il 2,6% punta a offrire ribassi di oltre il 50%.

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