In Filiera

C’è anche Farla, cooperativa laziale con 240 farmacie socie e altre 270 clienti, tra le aziende della farmadistribuzione intermedia che stanno valutando l’acquisizione di farmacie di proprietà. Ad annunciarlo, nella convention 2017 che Farla ha organizzato a Roma il 19 novembre scorso, il presidente Roberto Pennacchio, che in Federfarma Servizi – l’associazione delle aziende della distribuzione di proprietà dei farmacisti – siede alla vicepresidenza.

Presidente, l’uscita ha fatto rumore: una piccola cooperativa che dice di voler comprare farmacie…
Attenzione: forse non abbiamo fatturati da “big”, il nostro giro d’affari si assesta sui 220 milioni di euro, ma i numeri che contano sono altri, quelli che fotografano la solidità di un’azienda: abbiamo un patrimonio di 10 milioni di euro e due magazzini ad altissima automazione – Viterbo all’85% e Latina al 92% – cui se ne aggiungerà un terzo a Roma dal prossimo giugno. Non abbiamo crediti incagliati né sofferenze, grazie anche alla scelta di rinunciare a clienti senza sufficiente sostenibilità. Il tasso di fedeltà dei nostri soci si aggira sul 70-75%, la media dei pagamenti è a 57-58 giorni e abbiamo un rating bancario di tutto rispetto. Infine, degli 80 milioni di affidamenti bancari a nostra disposizione soltanto la metà sono effettivamente utilizzati.

Torniamo alle farmacie…
Il ragionamento è: la Legge sulla concorrenza dà questa opportunità, ragioniamo su ciò che può venirne di utile per i nostri soci. Se ci sono opportunità le coglieremo, ma faremo anche attenzione ai rischi.

Per esempio?
Innanzitutto chi compra ha bisogno di liquidità che spesso va a prendere sul mercato del credito. Ma che succede se acquisto e poi vado in sofferenza? Rischio di regalare le mie farmacie proprio a quel capitale che volevo tenere lontano quando ho comprato. Di più: potrei regalare chiavi in mano una catena di farmacie a chi oggi non è in grado di farsela da solo perché manca del know how necessario. E ancora: se compro, in quale rapporto metto poi le farmacie di proprietà e quelle dei soci?

Sono dubbi di chi è indeciso, non di chi dice che è pronto ad acquisire…
Sono i dubbi di una cooperativa che mette davanti a tutto gli interessi dei propri soci. Se ci saranno opportunità di acquistare le coglieremo, ma soltanto se avremo la certezza che la cosa è utile agli associati.

Sempre in tema di concorrenza: è opinione diffusa che i primi a soffrire dall’arrivo di capitali e catene saranno i piccoli distributori. Condivide?
Ci saranno difficoltà per tutti. Patiranno più degli altri i soggetti che non dispongono di massa critica adeguata, ma come ho detto i numeri che contano non sono quelli del fatturato ma quelli che misurano la solidità di un’azienda. Per quanto ci riguarda, puntiamo a irrobustirci allargando la nostra testa di ponte su Roma, un mercato importante perché il 40% delle farmacie è servito da cooperative. Attualmente ne riforniamo più di 500 tra Viterbo, Latina, Frosinone, Rieti, Roma e Grosseto, con 2-4 consegne al giorno. La strategia sta proprio qui: puntiamo su servizi che riconoscono al socio la massima centralità, vogliamo fare degli associati la nostra massa critica, la nostra leva competitiva.

Ma quando si parla di soci, entra sempre in gioco il tema della fedeltà…
Corretto. Ed è per questo che dico che oggi chi è chiamato al cambiamento più importante siamo proprio noi farmacisti titolari.  Vanno lasciati da parte i vecchi individualismi, occorre ragionare in una logica di gruppo. Soprattutto quando il gruppo è una cooperativa di cui siamo proprietari.L’aggregazione è l’unica nostra ancora di salvezza, soltanto le economie di scala consentono alle farmacie dei farmacisti di mettere in campo servizi che potranno competere con quelli messi in campo dalle catene del capitale. E non solo: il mondo viaggia a una velocità spaventosa, oggi vediamo nelle multinazionali il nostro acerrimo nemico ma se guardiamo alle loro spalle vediamo già il competitor con cui ci dovremo confrontare dall’indomani, Amazon e Alibaba. Soltanto l’aggregazione e la difesa di gruppo ci salveranno.

 

 

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