Filiera

Lo avevano previsto in parecchi ed effettivamente è quello che sta accadendo: sono le aste giudiziarie uno dei terreni di caccia dove catene e società di capitale possono collezionare farmacie senza sprecare tempo in estenuanti trattative e mettendo a segno anche qualche buon colpo. Esemplifica il caso della catena ceco-polacca Dr.Max, che di recente ha acquisito tramite asta una farmacia a Lido di Camaiore (provincia di Lucca) con un coefficiente di circa 1,2: un ottimo affare a detta di molti osservatori, perché l’esercizio è ben ubicato e ha consistenti potenzialità, inadeguatamente sfruttate dalla precedente gestione. Con l’acquisto, tra l’altro, salgono a tre le farmacie nel carniere di Dr.Max, i cui piani sarebbero quelli di accendere l’insegna quando in portafoglio ci saranno una ventina di punti vendita (prevedibilmente già dalla prossima estate).

Anche Lloyds Farmacie, la catena di Admenta-McKesson che gestisce 168 farmacie di 28 comuni (tra i quali Milano e Bologna) avrebbe messo a segno di recente qualche colpo pescando nel mare delle farmacie in debito di ossigeno. I soliti “informati” riferiscono di un’acquisizione in Toscana e di un’altra – conclusa o alle battute finali – in Lombardia, ma a parte i singoli casi è fatto da tempo notorio che l’insegna vuole aggiungere alle farmacie in gestione (per i comuni) e a quelle in franchising un certo numero di esercizi di proprietà.

Sulle stesse piste pure Linfa: l’altro ieri avrebbe messo a segno un’offerta vincente a Verona (coefficiente 2,0 riferiscono fonti locali) battendo vari concorrenti tra i quali Unico, in precedenza si sarebbe presentata a Firenze ma senza successo. «Tutto questo interesse per le aste non stupisce» commentano i commercialisti bolognesi Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta «se è vero che molti investitori hanno perso entusiasmo perché si sono resi conto che comprare un centinaio di farmacie una alla volta è un’impresa sfiancante, altri invece hanno capito che la via delle aste giudiziarie è una scorciatoia che fa risparmiare tempo e denaro: non devi fare due diligence, perché acquisti la farmacia già purgata delle passività. E non devi negoziare, perché la volontà di vendere è già certificata».

Inoltre, è sufficiente una veloce ricognizione per accertare le cause profonde del malessere che ha portato l’azienda in tribunale: «Basta verificare che non c’è stata perdita consistente di clientela e che la sofferenza non sia legata a fattori endogeni, come l’apertura di un’altra farmacia nelle vicinanze» spiegano Tarabusi e Trombetta «e hai un quadro sufficientemente chiaro. Con uno slogan, si può dire che è sempre il farmacista che fallisce, mai la farmacia. E se riesci ad acquistare con un coefficiente di 1,2 sull’ultimo fatturato, logoro per le traversie fallimentari, in realtà è come se acquistassi a 0,8 rispetto al giro d’affari che ritieni di sviluppare riavviando l’azienda».

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