Mercato

Vento in poppa anche nel 2017 per il mercato degli integratori, che chiude l’anno con un giro d’affari in crescita del 7,3% sull’anno precedente. In cifre significa poco più di 212 milioni di pezzi venduti nei due canali della farmacia e della gdo (+5,2% sul 2016) e un fatturato che sfiora i tre miliardi di euro (due e mezzo dei quali generati negli esercizi dalla croce verde). Sono alcuni dei dati provenienti dalla III Indagine del Centro studi Federsalus sulla filiera di settore, che conferma una volta di più l’ottimo stato di salute del comparto: fatturato industriale a 2,4 miliardi di euro, quasi 20mila occupati, valore delle esportazioni attorno ai 250 milioni. Raggiunge invece i 1.100 milioni di euro e i 10.500 addetti il valore complessivo delle aziende associate a Federsalus, che dunque rappresenta circa il 50% dell’intero comparto. « La crescita del mercato italiano si sta consolidando» commenta Andrea Costa, presidente di Federsalus «ed è entrato in una fase di maturità. I dati disegnano un settore dinamico e resiliente, in grado di mantenere buone performance».

Due aziende produttrici su tre sostiene i propri prodotti attraverso l’informazione medico-scientifica, veicolata da informatori e agenti. Tanto che in farmacia il 32,3% del giro d’affari realizzato nel 2017 dal canale (2.572 miliardi di euro) deriva dall’attività d’informazione indirizzata al medico e il 37,2% dalla comunicazione aziendale al farmacista.

Contribuisce al successo del comparto anche il contoterzismo: le aziende italiane che operano in questo specifico mercato generano il 16% del fatturato industriale dell’intero comparto, cui va aggiunto un altro 11% dalla produzione di materie prime e il 73% dalle aziende a marchio. Infine c’è l’export: il 74,6% delle aziende associate, rivela l’indagine, dichiara di aver aumentato le esportazioni, il cui valore raggiunge il 21% del totale comparto. Quasi il 30% delle imprese dichiara di essere direttamente presente nei Paesi in cui opera e i mercati più attraenti al di fuori dell’area euro rimangono Russia, Cina e Nord America.

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