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Come si dice, parafrasando un noto proverbio, “è passata la nottata” e, i farmaci di fascia C resteranno nell’esclusiva distributiva della farmacia. Risolta, almeno per ora, la questione normativa, c’è una domanda che i farmacisti si dovrebbero fare: cosa sono i farmaci di fascia C, che ruolo hanno in farmacia, e soprattutto quali possono essere le conseguenze della loro presenza nella relazione tra farmacista e paziente?

Il farmaco di fascia C, infatti, tra sostituibilità o meno e ambiti di scontistica, può essere un segmento a forte co-decisione medico-farmacista. La conseguenza è chiara. E’ proprio questa tipologia di farmaci che può portare il farmacista a seguire il paziente, misurare l’aderenza terapeutica, cambiare la stessa terapia. Non sono solo opportunità queste, perché se il cliente della farmacia diventa anche “pagante del farmaco”, per definizione sarà più sensibile e più vicino a colui che gli propone la scelta terapeutica. Il farmaco di fascia C è allora una straordinaria opportunità per avvicinare il farmacista al paziente, costruendo un rapporto professionale che va al di là del mero aspetto commerciale.

Ma quanti sono i farmacisti che si stanno muovendo in questo senso? Le ricerche dicono che a oggi stiamo parlando di una minoranza. La realtà è un’altra: la fascia C si è confermata negli anni come un gigantesco limbo di farmaci… di serie B (che di serie B non sono) da trattare allora con argomenti esclusivamente economici. Una prudenza al più commerciale per evitare “che il cliente si irriti” o non chieda delle alternative. Una fotografia che si riverbera sul comportamento della maggioranza dei farmacisti, un quadro molto diverso dalle potenzialità di questa categoria di farmaci di sviluppare la componente strategica della funzione stessa della farmacia. Anche perché il medico, dopo la prescrizione, per molte di queste scelte terapeutiche, scompare e tutto resta in mano al farmacista, compresa la gestione del cliente-paziente.

Una strategia di relazione possibile allora, laddove la questione economica, in altre parole il pricing, si può trasformare in value for price per forme di assistenza continuativa, dentro e fuori la farmacia.

Stiamo parlando allora di un segmento ad alta potenzialità, nel co-sviluppo di un ruolo diverso della farmacia nel nostro Paese, dove l’esclusiva distributiva non venga intesa come una forma di protezione tout-court del canale bensì come il primo tassello di una relazione continua col paziente, che parte dalla scelta dell’alternativa terapeutica migliore, ma poi si sostanzi in un modello di continuità di presenza, prima e dopo l’ingresso del paziente in farmacia. Il farmaco di fascia C va inteso allora come il bridge verso un nuovo ruolo per la farmacia italiana, in ambito sanitario, verso quell’ipotesi, credibile per i cittadini ma ancora poco sviluppata, di farmacia intesa come terminale intelligente della sanità del territorio.

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